1970 – 2020: L’OSPEDALE DI MAGENTA FESTEGGIA I CINQUANT’ANNI
1970 – 2020: L’OSPEDALE DI MAGENTA FESTEGGIA I CINQUANT’ANNI

Cinquant’anni di questo ‘nuovo’ Fornaroli. L’amico Giorgio Cerati, conosciutissimo medico e membro  CdA Fondazione degli Ospedali, ce lo ricorda nell’articolo che potete leggere di seguito. Allega anche qualche brano e una filastrocca in dialetto magentino che rimanda a ricordi del ‘vecchio’ Fornaroli. Così, suggestionato dai ricordi, ho ripreso ‘la bibbia’ che il compianto Egidio Fusconi scrisse per la casa editrice ‘Il Segnalibro’ ben 25 anni fa (e anche questo è un anniversario tondo tondo). Sfogliandolo alla ricerca di alcune delle foto qui allegate, mi sono attardato a rileggerne qualche passo …e mi sono imbattuto nei manifesti con cui l’allora ‘Podestà della Comune di Magenta nel dipartimento dell’Olona’ annunciava che “…nella Chiesa ex-Celestini eseguiranno la pubblica vaccinazione…”. Era il 1813 poco dopo che Napoleone chiudesse il monastero dei Celestini e trasformasse la chiesa annessa (l’attuale Santa Maria Assunta) in bivacco per i soldati. Oppure la direttiva del Prefetto Olgiati di Milano (1918, più di cent’anni dopo) con cui richiamava i Sindaci sull’opportunità di misure di contenimento dell’epidemia (la cosiddetta ‘spagnola’) perché “…trattandosi di contagio rapidamente diffusivo anche per il tramite di portatori non facilmente riconoscibili, emerge l’opportunità di misure contumaciali o di isolamento…”. Così vietati assembramenti, cortei, funerali e chiusura del cimitero per il novembre. Fu istituito per la bisogna un ‘Ospedaletto Fornaroli’, in cui “…si ricoverarono 40 ammalate delle quali solo 6 decedettero…”.

Riandare a quelle cronache, in questi tempi che riportano all’attenzione di noi tutti l’importanza di presidi medici ben strutturati, ci rafforzerà -spero- nella determinazione di porre cura, tanta cura, a questi aspetti. Ora l’imperativo categorico è uscire dalla morsa della pandemia. Poi occorrerà ricordare e agire con intelligente determinazione a costruire saldi bastioni contro il ripetersi si questi stati di necessità. Speriamo. Che non succeda come questa estate: appena s’è potuto tirare un po’ il fiato…tutti liberi e via!

I nostri presidi ospedalieri, l’organizzazione sanitaria in genere, teniamocela cara ed in buona salute. Se sta bene lei vivremo certamente meglio e più a lungo noi.

Sentite cosa ci scrive il dott. Cerati. (Oliviero Trezzi)

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della nascita del nuovo Ospedale “Giuseppe Fornaroli” di Magenta, che rappresenta il fondamentale presidio sanitario del territorio, oltre che un’istituzione d’eccellenza, vanto della nostra città.

La ricorrenza è tale da meritare una celebrazione adeguata e significativa dell’importanza dell’evento. Infatti, pur rifuggendo da ogni retorica, occorre ricordare come il sorgere dell’Ospedale segnò un’epoca: anzitutto a beneficio della popolazione con l’avvio di un modello di assistenza sanitaria moderna, grazie sia alla struttura d’avanguardia, sia alla qualità di reale eccellenza dei professionisti che seppe coinvolgere. Tanto che nei decenni successivi conobbe sviluppi di grande rilievo, divenne un punto di riferimento attrattivo per una ampia fascia del territorio regionale e non solo, creò scuole infermieristiche e di cultura medica di alto livello, apportando un contributo  decisivo e innovativo al lavoro per la salute che proprio in quegli anni iniziava a prendere forma.

Sarà la storia ad approfondire il ruolo che l’Ospedale ebbe da ogni punto di vista: sanitario, sociale, culturale. L’opera, non dimentichiamolo,  ha visto protagonisti non solo valenti medici e infermieri, ma anche politici lungimiranti, personale amministrativo e tecnico. Ma soprattutto l’Ospedale ha saputo negli anni realizzare un legame speciale – che si ha solo tra chi si stima, si rispetta e si ama – con la comunità viva della città e del territorio. Per questo, non per campanile, è sentito come il “nostro Ospedale” e sostenuto, come abbiamo visto nella primavera scorsa in occasione della straordinaria e corale partecipazione della gente alla raccolta fondi, promossa dalla Fondazione degli Ospedali insieme al Comitato cittadino.

Ancor oggi, è importante dirlo, l’Ospedale di Magenta sta operando da protagonista per curare con competenza, umanità e capacità organizzativa i malati gravi di Covid-19, contribuendo in modo sostanziale ad assicurare assistenza a chi ne ha bisogno, per la popolazione nella nostra zona e oltre, insieme alla sanità territoriale.

Cause di forza maggiore (che adesso non è un modo di dire, ma la dura realtà del persistere delle limitazioni imposte dalla pandemia) non consentono di celebrare l’anniversario nell’anno in corso per l’impossibilità di allestire adeguatamente e in presenza l’evento: la Direzione dell’ASST Ovest Milanese propone di realizzarlo come si conviene nel primo semestre del prossimo anno. Avremo più tempo, così, per preparare meglio la festa di compleanno 50 + 1 dell’Ospedale!

Sarà un’occasione importante per la nostra città e per tutta la comunità del territorio per fare memoria, che significa tanto ricostruire e ricordare il passato, quanto riflettere sulle ricadute vive e attuali di una storia tuttora in corso.

Qui di seguito, un po’ come un “aperitivo” dei prossimi festeggiamenti, proponiamo dei brevi passaggi presi da alcuni dei contributi che sono stati sinora scritti da parte di operatori protagonisti dell’impresa del passaggio dal vecchio al nuovo ospedale. Questi, insieme ad altre testimonianze, documenti, saggi, elaborati storici, fotografie che perverranno, vorremmo fossero raccolti in un apposito volume da pubblicare.

Al primo, tratto da un componimento poetico seguono altri stralciati da racconti, tutti di testimoni, che ci immergono nell’atmosfera degli inizi della nuova realtà ospedaliera e del suo sviluppo.

 L’Uspidà Nöf

In occasione del 50° anniversario dalla sua inaugurazione (23 maggio 1970), l’Ospedale “Giuseppe Fornaroli” di Magenta ha rilasciato una intervista a tutti noi.

Al só parché si chì,

danàns da la mia Cà.

Vurì parlà cun mì

Ch’a sum al festegiàa.

Inchö cumpìsi i àn:

cinquanta, dì par dì;

e nò cui màn in màn!

V’al cünti, sa sti chì.

….

A stévi chì viʃìn

in un Uspidà Vécc

ch’a l’éva piscinìn

e sensa tanti lécc.

Alùra i mé amìs

an dì: “Déum fa ‘n quéi còs”.

E inscì l’é stài decìs:

“An fèm vün Nöf, ma gròs”.

(Nino Dameno)


Il passaggio dal Vecchio al Nuovo “Ospedale Fornaroli”

Quando i primi lamenti della partoriente che era stata portata in sala parto– “sala parto”, si fa per dire, perché in realtà non era altro che una estensione dell’’ambulatorio di visita – si diffondevano nella quiete dei lunghi pomeriggi estivi, i giocatori a carte nel “Bar della Centa”, situato di fronte alla facciata del vecchio glorioso ospedale, abbandonavano il gioco e si portavano sotto la finestra della sala parto che dava su una fresca viuzza laterale e che era protetta, in estate, solo da una retina antizanzare. Ai primi vagiti del felicemente nato – con la sola assistenza dell’ostetrica perché il ginecologo era coinvolto solo in parti a rischio o solo per dare punti di sutura a parto avvenuto -, gli ascoltatori-occulti si scambiavano delle gran pacche sulle spalle e con un compiaciuto sorriso stampato in volto ritornavano al bar e riprendevano il gioco della “scopa”. (Antonio Parini)

Il nuovo Ospedale era veramente necessario, da un lato per il diffondersi da parte della popolazione delle necessità di cure adeguate, dall’altro perché il “Vecchio Fornaroli” stava letteralmente scoppiando.

Quando mi aggiravo scoprivo letti ovunque, donatori di sangue nei posti più disparati comprese le scale, altre scale ricolme di decine di persone che si recavano ai vari servizi ambulatoriali che non disponevano di sale d’attesa. La situazione era davvero divenuta insostenibile oltre che per l’insufficienza di spazi anche per la mancanza di personale sanitario…

Col passaggio all’Ospedale Nuovo per fortuna avremmo avuto una Scuola Convitto Infermieri Professionali tutta nostra, sempre con tante adesioni,… con un’ala dell’ottavo piano interamente dedicata allo scopo. Finalmente, a partire dal dicembre del 1969, con gradualità ci trasferimmo nel Nuovo Ospedale, che verrà ufficialmente inaugurato nel maggio del 1970. (Aldo Gobbi).

Un Ospedale all’avanguardia e un punto di riferimento

Una novità molto importante fu l’istituzione, dopo un breve periodo, di un Laboratorio d’urgenza, funzionante 24h su 24, sette giorni su sette. Le Scuole istituitesi nel frattempo sia per le Infermiere Professionali (una anche da noi) sia per i Tecnici di Laboratorio permisero di assumere, grazie alla grande disponibilità degli Organi Amministrativi, tutto il personale necessario a sostenere il grosso aumento del lavoro. Infatti in breve tempo i letti passeranno da 200 a 500 e i servizi di laboratorio avranno una suddivisione in reparti pressoché autonomi, ciascuno con un responsabile e vari collaboratori. (Aldo Gobbi)

…è indiscutibile comunque che il livello qualitativo della Medicina Generale (allora non ancora duplicata) iniziò subito ad elevarsi dopo il trasferimento nel nuovo ospedale le cui strutture consentirono al personale medico ed infermieristico di esprimere tutto il loro potenziale.

Il successivo sdoppiamento della Divisione di Medicina Generale (nel 1980)… permise di completare e di approfondire un processo già in atto da anni…(.) La Medicina II affiancava all’attività istituzionale di medicina generale quella ad orientamento diagnostico terapeutico di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva. la Medicina I gestiva, dal canto suo, anche una importante attività nefrologica con il Servizio di Nefrologia e Dialisi (Carlo Novi)

In breve tempo l’unità Ostetricia-Neonatologia di Magenta costituì la struttura di riferimento non solo per le gravide del “Magentino”, ma anche di atre aree dell’Ovest Lombardia ed Est-Piemonte. Venivano poi assistite nel nostro Ospedale anche gravide con diverse severe patologie, traferite da altri ospedali quali Cuggiono, Legnano, Abbiategrasso,Novara, Borgomanero, Vercelli, Arona. Dopo pochi anni dall’apertura del nuovo ospedale, invece dei 900 parti attesi, a Magenta nascevano ben 2.000 bambini e la mortalità perinatale, pur con l’alta percentuale di gravidanze patologiche, era tra le più basse d’Europa. (Antonio Parini)

Il nuovo Ospedale di Magenta nel pieno delle sue attività ha rappresentato per anni un formidabile esempio di efficienza della sanità pubblica, richiamando utenti da molte zone  extra circolo con una percentuale che ha raggiunto livelli altamente  significativi e con tasso di occupazione dei posti letto che sfiorava il 100 % in molti reparti e talvolta superandolo per l’aggiunta di posti letto di “fortuna” (Carlo Novi).

Giorgio Cerati