Bella la nevicata di fine anno
Bella la nevicata di fine anno

Era tanto tempo che non vedevamo una neve così copiosa e il bianco panorama, subito al cessare, quando la neve è ancora pulita e l’aria tersa, fa nascere la speranza di una catarsi. Saranno le reminiscenze scolastiche del temporale liberatore del capitolo 37° dei Promessi Sposi che “[…]principiò come una grandine di goccioloni radi e impetuosi, che, battendo e risaltando sulla strada bianca e arida, sollevavano un minuto polverio; in un momento diventaron fitti; e prima che arrivasse alla viottola, la veniva giù a secchie. Renzo, in vece di inquietarsene, […] metteva certi respironi larghi e pieni; e in quel risolvimento della natura sentiva come più liberamente e più vivacemente quello che s’era fatto nel suo destino […]”. Allora era la peste che così sarebbe finita.

Il tremendo virus invece non se ne andrà per una nevicata, anzi! La sola speranza oggi sono i vaccini. Arrivano, sì, no. Comunque è presto per il ‘liberi tutti’. Sarà, il 2021 un anno ancora per buona parte con ‘mascherine’ e distanziamento fisico (non diciamolo ‘sociale’!).
Però si ricomincia: quest’anno che è il primo della terza decade del millennio. Tutti abbiamo cominciato a contare da uno: dai, ricominciamo! E con tanta ‘vicinanza’ sociale!

Come ci ha ricordato Papa Francesco, nessuno si salva da solo!

Eh sì, se il rispetto per i morti e i tanti altri affanni e disastri che il Covid ha creato me lo consentissero oserei dire che qualcosa di buono è pure venuto dal conseguente lockdown: tanto buon tempo per pensare, per ottime letture e la consapevolezza di quanto conta per noi ‘la normalità’ delle relazioni, delle ‘buone cose (anche se) di pessimo gusto’…
Come l’aria, di cui ci accorgiamo dell’importanza quando viene a mancare.

Adesso, appena passa (e  -coi vaccini – passerà) ricordiamocene però! E godiamoci tutto il buono del ritrovarsi comunità, delle chiacchere magari insignificanti ma fatte guardandosi in faccia (tutta la faccia, finalmente!), del piacere di fare due passi (anche fuori dal Comune di residenza)… insomma di tutto quello che facevamo prima senza accorgerci di quanto fosse… bello!

Questo è l’augurio: tornare alla normalità di prima… ma con una consapevolezza nuova.

Oliviero Trezzi

PS: Ho fatto due passi (attorno a casa, ovviamente!) martedì 29. Fine dell’incanto: la neve o era sporca o era stata rimossa. Ma non dappertutto: i marciapiedi (nuovi e belli larghi) di via Garibaldi erano un’alternanza di sequenze ‘linde e pinte’ (di fronte ai negozi – finalmente – aperti), e tratti di scivolosissima fanghiglia (per fortuna) non ancora gelata.
Ma non c’è più l’obbligo, da parte dei proprietari degli immobili che vi si affacciano, di tenere puliti i marciapiedi? O forse era solo ‘buona creanza’…

M’è venuto spontaneo paragonare questo fatto ai vaccini: sana volontaria adesione o obbligo? Non saprei: ci sono pro e contro per ciascuna delle due scelte. Certo a favore di quella della obbligatorietà ci sarebbe il più facile e veloce raggiungimento dell’immunità di gruppo (non mi piace usare qui il sostantivo ‘gregge’). Ma poi bisognerebbe che qualcuno controlli perché, com’è noto “[…]Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?[…]”. Sempre belle letture: Purgatorio – che a ritrovarci lì (fra cent’anni, certo) sarebbe già un gran bel augurio – Canto XVI.